Il Paradosso del Cancro nelle Specie Animali
Nonostante i notevoli progressi nella ricerca oncologica degli ultimi decenni, la relazione tra la dimensione corporea delle specie animali e l’incidenza di cancro maligno rimane un mistero affascinante. Questo fenomeno, noto come paradosso di Peto, è stato proposto per la prima volta nel 1977 e ha recentemente trovato una possibile spiegazione grazie a studi innovativi. I risultati di queste ricerche hanno rivelato che le specie di dimensioni maggiori, come giraffe e pitoni, presentano tassi di cancro più elevati rispetto a quelle più piccole, come pipistrelli e rane. Questo suggerisce che la dimensione corporea possa influenzare significativamente la predisposizione al cancro.
La Relazione tra Dimensione Corporea e Incidenza di Tumori
L’analisi condotta ha messo in evidenza un legame interessante tra le variazioni nella dimensione corporea nel corso dell’evoluzione di una specie e una diminuzione dell’incidenza di tumori maligni. Il cancro è generalmente il risultato di mutazioni genetiche che portano a una divisione cellulare incontrollata. Da un punto di vista logico, si potrebbe supporre che gli animali con un numero maggiore di cellule abbiano una probabilità più alta di sviluppare mutazioni cancerogene. Tuttavia, studi precedenti non avevano mai confermato questa correlazione. È fondamentale comprendere che:
- Le specie più grandi tendono a vivere più a lungo.
- Il rischio di sviluppare il cancro potrebbe aumentare nel tempo.
- La variabilità tra individui di una stessa specie può influenzare i risultati degli studi.

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Nuove Scoperte nella Ricerca Oncologica
George Butler, biologo computazionale dell’University College London, ha ipotizzato che la mancanza di evidenze fosse dovuta a campioni insufficienti prelevati da ciascuna specie negli studi condotti in passato. Questi studi si basavano su metodi che tendevano a distorcere i risultati, confondendo l’alta variabilità osservata tra gli individui di una stessa specie. Adottando un approccio statistico innovativo, Butler e il suo team hanno analizzato un campione di 263 specie di anfibi, uccelli, mammiferi e rettili, raccogliendo dati sulla prevalenza del cancro prima di procedere con l’analisi. Questo approccio ha permesso di identificare tendenze significative negli animali terrestri.
Le Difese Naturali contro il Cancro
“Abbiamo dimostrato che le specie di dimensioni maggiori, come gli elefanti, affrontano tassi di cancro più elevati, proprio come ci si aspetterebbe”, ha dichiarato Chris Venditti, biologo evolutivo dell’University of Reading. Tuttavia, non tutte le specie seguono questa tendenza. Ad esempio, il pappagallino ondulato presenta un tasso di cancro oltre 40 volte superiore a quello previsto per un animale del suo peso. Al contrario, alcune specie come gli elefanti mostrano un’incidenza di cancro inferiore a quella attesa per la loro grandezza. Questo suggerisce che:
- Le specie più grandi possono sviluppare meccanismi biologici per controllare il cancro.
- Le difese naturali contro il cancro possono variare significativamente tra le specie.
Implicazioni per la Ricerca Futuro
“Quando le specie hanno dovuto adattarsi a una crescita maggiore, hanno anche sviluppato straordinarie difese contro il cancro”, ha spiegato Joanna Baker, biologa evolutiva dell’University of Reading. Questi risultati suggeriscono che gli adattamenti nella gestione della crescita cellulare potrebbero essere correlati alle pressioni evolutive che influenzano il tasso di crescita di un animale. Le difese naturali contro il cancro osservate in alcune specie potrebbero fornire spunti preziosi per lo sviluppo di nuovi trattamenti contro questa malattia insidiosa. “Scoprire quali animali possiedono capacità naturali superiori nel combattere il cancro apre nuove e promettenti strade per la ricerca“, ha affermato Butler. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla rivista PNAS.