Una recente ricerca condotta dal Trinity College di Dublino ha evidenziato che i problemi di memoria autovalutati sono strettamente correlati ai fattori di rischio per la demenza, più di quanto non lo siano i test cognitivi standardizzati. Lo studio, condotto da neuroscienziati della Scuola di Psicologia del Trinity, ha coinvolto 3.327 partecipanti e ha utilizzato un’applicazione per smartphone per raccogliere dati sul legame tra i fattori di rischio noti per la demenza e le capacità cognitive ridotte.
Una delle principali scoperte è stata che l’impressione soggettiva di una persona sui propri problemi di memoria è più fortemente associata ai fattori di rischio modificabili per la demenza rispetto alle prestazioni nei test standardizzati che valutano i deficit cognitivi. Questo studio contribuisce significativamente alla comprensione dei primi cambiamenti nella salute cerebrale di adulti sani e sottolinea l’importanza delle valutazioni cognitive soggettive in questa popolazione.
Una caratteristica distintiva di questa ricerca è stata l’approccio duale alla valutazione cognitiva adottato. Oltre ai test cognitivi standardizzati, è stata data grande importanza alle autovalutazioni dei partecipanti riguardo ai propri problemi di memoria. I risultati di questo studio sono stati pubblicati su Alzheimer’s & Dementia, il Journal of the Alzheimer’s Association. Per ulteriori dettagli sulla ricerca, si può fare riferimento al lavoro scientifico intitolato “Fattori di rischio modificabili per la demenza associati alla cognizione oggettiva e soggettiva” di Anna Marie Rosická e colleghi, pubblicato su Alzheimer’s & Dementia il 9 ottobre 2024.
I partecipanti allo studio hanno completato una serie di test cognitivi gamificati e questionari attraverso un’applicazione per smartphone chiamata Neureka, sviluppata dai neuroscienziati del Trinity. Questa app, che conta su 26.000 utenti, mira a migliorare la comprensione dei disturbi mentali analizzando i dati forniti dagli utenti.
Secondo Anna M Rosická, candidata al dottorato presso la Scuola di Psicologia del Trinity e leader dello studio, l’identificazione dei fattori di rischio modificabili per la demenza è cruciale per prevenire o ritardare la comparsa della malattia. La ricerca ha evidenziato che il deterioramento soggettivo della memoria è fortemente correlato a fattori come depressione, basso status socio-economico, problemi uditivi, solitudine e storia di fumo.
Un aspetto importante emerso dallo studio è che il deterioramento soggettivo della memoria potrebbe essere un segnale precoce di deficit cognitivi, prima che questi possano essere misurati oggettivamente. Tuttavia, uno dei limiti dello studio è che i dati sono stati raccolti in un unico momento anziché essere valutati longitudinalmente.
Nonostante questo svantaggio, i ricercatori sottolineano il potenziale delle valutazioni remote e auto-amministrate tramite smartphone nel rilevare le prime fasi del declino cognitivo e dei fattori di rischio per la demenza. Questo approccio potrebbe essere particolarmente utile in contesti in cui l’accesso alle valutazioni standard di persona è limitato, come nei paesi a basso e medio reddito, ha aggiunto la Professoressa Associata Claire Gillan, supervisore della ricerca.