La neve della Sierra Nevada deposita fino a 7.500 particelle di plastica al giorno: arrivano anche in luoghi remoti

La ricerca dell’Università della California, Riverside, pubblicata su Environmental Science & Technology, ha rilevato microplastiche in tutti e 7 i siti esaminati.

Le microplastiche sono state rilevate nella neve caduta sui monti della Sierra Nevada, in California, anche nelle località più remote. Credito: Shutterstock

Durante le tempeste di neve, sulla Sierra Nevada si depositano fino a 7.500 particelle di plastica per metro quadrato al giorno. I ricercatori ne hanno trovate in tutti e sette i siti esaminati, compresi quelli più remoti, lontani dalle strade e raggiungibili soltanto con la seggiovia o sugli sci. Il dato è rilevante anche per le risorse idriche: il manto nevoso della catena montuosa fornisce circa il 30% dell’acqua dolce della California, e ciò che si deposita con la neve può raggiungere quelle riserve quando questa si scioglie.

La ricerca, condotta da Aleksandra Karapetrova, tossicologa ambientale all’Università della California, Riverside, è stata pubblicata sulla rivista Environmental Science & Technology. Karapetrova ha raccolto campioni durante tempeste in corso, in sette località della Sierra Nevada. Per raggiungere alcuni siti ha preso la seggiovia; per altri, più isolati, ha dovuto sciare.

«Per quanto lontano fosse il sito, ho sempre trovato microplastiche», ha detto la ricercatrice. Il gruppo si aspettava che almeno alcuni luoghi remoti fossero poco contaminati o del tutto privi di particelle, ma i campioni hanno smentito questa ipotesi.

Studi precedenti avevano già rilevato microplastiche nella neve degli Stati Uniti occidentali. Questa ricerca ha aggiunto misurazioni dettagliate della quantità depositata durante singoli eventi meteorologici, permettendo di confrontare le concentrazioni con le condizioni atmosferiche di ciascuna tempesta.

Le microplastiche possono provenire da fonti quotidiane: gli indumenti rilasciano fibre durante l’uso e nei lavaggi, gli scarichi delle asciugatrici ne disperdono alcune nell’aria, il vento solleva frammenti dal suolo e i prodotti di plastica si degradano in particelle abbastanza piccole da essere trasportate dall’atmosfera. Le correnti d’aria possono spingerle lontano prima che ricadano al suolo.

La neve cattura efficacemente queste particelle mentre i fiocchi attraversano l’aria. Per questo, durante le nevicate, la deposizione misurata è stata nettamente superiore a quella rilevata con il tempo asciutto: la tempesta porta acqua, ma rimuove anche dall’atmosfera parte del materiale sospeso.

Nei siti remoti, durante le fasi più intense delle tempeste, la neve depositava da 270 a 3.200 particelle per metro quadrato al giorno. Nell’area sciistica di Mammoth Mountain, dove l’attività umana è più concentrata e l’accumulo di neve maggiore, i valori erano compresi tra 2.600 e 7.500 particelle, circa il triplo dell’intervallo osservato nei siti isolati.

«Non pensavo che le plastiche rimanessero così a lungo sospese nell’aria sopra la città», ha detto Karapetrova. Anche ai livelli più alti, tuttavia, la massa complessiva è contenuta: al tasso di deposizione stimato più elevato, la neve che cade su un acro — circa 4.047 metri quadrati — depositerebbe circa 1,5 grammi di plastica al giorno. A colpire è dunque il numero delle particelle, più che il loro peso.

Per indagare la provenienza della plastica, i ricercatori hanno ricostruito i percorsi delle masse d’aria che avevano portato le tempeste verso la Sierra Nevada. Prima di raggiungere i siti montani, la maggior parte era passata sopra le contee di Fresno e Madera, nella Central Valley. Questo suggerisce che la valle possa essere una fonte importante di plastica dispersa nell’aria, ma i modelli informatici non sono riusciti a individuarne con precisione l’origine.

La Central Valley è una delle aree più intensamente coltivate e trafficate dell’Ovest americano. L’uso della plastica in agricoltura, negli imballaggi e nei trasporti produce materiali che il vento può sollevare e trasportare.

Per distinguere le particelle di plastica dal suolo e dai residui vegetali, il gruppo non si è affidato soltanto all’osservazione al microscopio. Ha utilizzato la spettroscopia infrarossa, una tecnica che identifica la firma chimica dei materiali, e ha confrontato i risultati con una banca dati di riferimento. I polimeri più comuni erano polietilene, polipropilene e poliestere (PET). Sono stati trovati anche derivati della cellulosa: materiali di origine vegetale modificati chimicamente e impiegati nei prodotti di consumo.

Lo studio non ha misurato quanta parte della plastica depositata raggiunga l’acqua potabile e non ha valutato direttamente gli effetti sulla salute. Alcune sostanze chimiche associate alla plastica sono state collegate a effetti biologici dannosi, ma questa ricerca non stabilisce se le particelle trovate nella neve della Sierra Nevada comportino rischi per le persone o per gli ecosistemi acquatici.

I risultati mostrano che la deposizione atmosferica di microplastiche non riguarda soltanto città, coste e aree industriali: le particelle raggiungono anche luoghi remoti, trasportate dai sistemi meteorologici. «Siamo arrivati a un punto in cui le microplastiche sono presenti nell’atmosfera, non solo negli oceani o nei fiumi. Ricadono con la neve e raggiungono luoghi in cui di solito gli esseri umani non vanno», ha detto Karapetrova.

La ricercatrice ha aggiunto: «Siamo arrivati a un punto in cui l’inquinamento da plastica ricade dal cielo ogni giorno, in tutta la regione, anche quando non nevica».

Fonte: earth.com

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