Prototaxites: La Classificazione di un Organismo Unico

Scopri le ultime scoperte sui Prototaxites e il loro ruolo nell'evoluzione.

La classificazione dei Prototaxites nel record fossile

Dal momento della loro scoperta nel 1843, i Prototaxites hanno suscitato un acceso dibattito tra gli scienziati riguardo alla loro classificazione. Questi organismi, che hanno affascinato generazioni di ricercatori, sono stati inizialmente considerati piante terrestri primitive, funghi giganti, alghe o addirittura un nuovo regno della vita. Con il passare del tempo, molte di queste ipotesi sono state scartate, e oggi la maggior parte degli studiosi concorda nel considerarli un tipo di fungo. Tuttavia, una particolare specie di Prototaxites ha mostrato caratteristiche morfologiche così uniche da spingere un team di ricercatori a classificarlo come parte di una linea evolutiva estinta. Questo dibattito continua a stimolare ricerche e discussioni nel campo della paleontologia.

Il contesto del Devoniano e l’importanza dei Prototaxites

Durante il periodo del Devoniano, circa 410 milioni di anni fa, la vita marina prosperava mentre la terraferma era ancora in una fase embrionale. Le forme di vita terrestre erano per lo più piccole e primitive; i muschi ricoprivano gran parte del suolo e le piante più alte raggiungevano al massimo i sei centimetri. In questo contesto, i Prototaxites, con altezze che potevano arrivare fino a otto metri, si distinguevano nettamente, rappresentando i primi esempi di strutture forestali. Il loro nome, che si traduce in “tassodi” primordiale, è stato riconosciuto come fuorviante, ma il loro legame con altre forme di vita rimane avvolto nel mistero. La loro presenza ha segnato un’importante transizione nell’evoluzione delle piante terrestri.

Il Prototaxites taiti e il chert di Rhynie

Tra le varie specie di Prototaxites, il Prototaxites taiti si presenta relativamente piccolo rispetto ai suoi consimili, ma risulta comunque gigantesco se paragonato ad altre forme di vita coesistenti nel chert di Rhynie. Questo particolare giacimento, situato nel nord della Scozia e protetto da un deposito vulcanico sovrastante, ha conservato i fossili in modo così impeccabile che è possibile analizzare le singole pareti cellulari, un’opportunità rara in altri siti fossili terrestri dell’epoca. Nel 2018, un gruppo di scienziati ha riesaminato un fossile che apparteneva alla regione periferica del primo P. taiti scoperto, classificandolo come parte del gruppo fungino Ascomycota. Questo gruppo include organismi viventi come tartufi e lievito di birra, suggerendo un potenziale straordinario per la produzione di birra se questi organismi fossero sopravvissuti. La classificazione di P. taiti come fungo ha quindi trovato un ampio consenso tra gli studiosi.

Nuove scoperte e controversie sulla classificazione

Tuttavia, un nuovo studio ha esaminato tre fossili di P. taiti provenienti dal chert di Rhynie, giungendo a conclusioni diverse, sebbene il loro lavoro sia attualmente in fase di revisione paritaria. Gli autori di questo studio hanno evidenziato diverse caratteristiche di P. taiti che non corrispondono a quelle degli Ascomycota o di qualsiasi altra famiglia fungina conosciuta, concludendo che non si trattasse affatto di un fungo. In particolare, P. taiti sembra mancare di chitina o chitosano e beta-glucano, sostanze che i funghi utilizzano come principali polimeri strutturali per le loro pareti cellulari. Questa scoperta ha riacceso il dibattito sulla classificazione di questi organismi e sulla loro posizione nell’albero della vita.

Le implicazioni della ricerca sui Prototaxites

Non si può nemmeno attribuire a un processo di fossilizzazione di 400 milioni di anni la perdita di queste caratteristiche. Infatti, i fossili di funghi coesistenti con P. taiti, anch’essi conservati nel chert di Rhynie, mostrano segni di perilene, un idrocarburo la cui struttura chimica è caratterizzata da quattro anelli di benzene uniti. Gli autori non hanno trovato tracce di perilene nei fossili di P. taiti, il che solleva interrogativi sulla loro classificazione. Sebbene P. taiti fosse composto da tubi a livello microscopico, una caratteristica che aveva portato a considerarlo un fungo, gli autori hanno notato che questi tubi presentano peculiarità sottili mai osservate in funghi viventi. Hanno condotto un’analisi approfondita delle caratteristiche riscontrate in P. taiti, confrontandole con quelle di organismi viventi attuali.

Prototaxites loganii
Una ricostruzione artistica di

Conclusioni sulla biodiversità e l’evoluzione

Di conseguenza, gli autori sostengono che i Prototaxites non appartengono a nessuna linea di discendenza vivente e devono essere considerati un ramo di vita multicellulare unico, che ha raggiunto un notevole successo per decine di milioni di anni prima di estinguersi completamente. Questa scoperta potrebbe contenere una lezione importante per la comprensione dell’evoluzione e della biodiversità. Inoltre, gli autori concludono che le altre forme di vita che hanno coabitato l’ecosistema con P. taiti e sono state fossilizzate nel chert di Rhynie presentano strutture diverse e sono correlate a organismi viventi, piuttosto che alla linea perduta dei Prototaxites. Questo potrebbe valere anche per altri organismi che hanno condiviso l’ambiente con i Prototaxites.

Riflessioni finali sui Prototaxites

Qualunque fosse la loro natura, questi organismi rappresentavano le caratteristiche più imponenti dei loro ecosistemi, ma non sembrano aver avuto parenti in grado di occupare le nicchie ecologiche che si erano formate attorno a loro. Un preprint dello studio è attualmente disponibile su bioRxiv, in attesa di revisione paritaria. La continua ricerca sui Prototaxites non solo arricchisce la nostra comprensione della storia della vita sulla Terra, ma offre anche spunti preziosi per il futuro della biologia evolutiva.