Astronomia: qual è stata l’evoluzione dell’Universo subito dopo il Big Bang?

Un gruppo di astronomi ha creato un modello per rappresentare l'evoluzione dell'Universo subito dopo il Big Bang

Una delle domande più frequenti a cui i fisici cercano assiduamente di trovare una risposta è: cosa è successo pochi istanti dopo il Big Bang? Quel che è certo, almeno per ora, è che l’Universo così come lo conosciamo ora è una questione assai complessa che coinvolge nello studio molte branche della fisica, tra cui la fisica delle particelle, la fisica nucleare e la fisica della cosmologia. Ora un team di astronomi americani ha creato al computer una simulazione di ciò che accaduto all’Universo poco prima della sua nascita grazie all’integrazione di tutti i processi fisici sopra elencati; qualche secondo dopo il Big Bang l’Universo era caratterizzato dalla presenza di miliardi di particelle subatomiche concentrate a formare una sorta di ‘zuppa cosmica’. Non appena l’Universo si è ampliato gradualmente le interazioni di queste particelle hanno causato una sorta di raffreddamento, come un reattore termonucelare; questo reattore ha poi prodotto nuclei leggeri come l’idrogeno, l’elio e il litio, tutt’ora presenti nell’Universo stesso.

Universo

Astronomia: qual è stata l’evoluzione dell’Universo subito dopo il Big Bang? Fonte NASA

Gli importi dei nuclei creati dipende in larga parte dall’interazione dei neutrini l’un con l’altro all’interno di questa ‘zuppa cosmica’; “i neutrini sono molto interessanti, sono la seconda particella più abbondante presente nell’Universo dopo i fotoni, ma abbiamo ancora molto da imparare su di loro”, riferisce il dottor Evan Grohs, co-autore di questo studio. “Confrontando i nostri calcoli con gli attuali materiali presenti nel cosmo, possiamo notare una certa abbondanza di deuterio – prosegue Grohs. Siamo in grado di utilizzare il nostro codice per testare le teoria riguardante i neutrini e l’insieme delle altre particelle. Potrà risultare anche piuttosto difficile testare queste teorie, quindi il nostro lavoro fornisce una finestra in una zona altrimenti inaccessibile alla fisica”. Il gruppo ha ora in programma di migliorare il modello per sfruttare la precisione delle osservazioni cosmologiche.

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